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L’assistenza a persone con disabilità psico-fisiche, tanto più se tali da modificare la propria qualità di vita, e conseguentemente quella dei familiari, è una tematica di grande attualità. Le sue complesse implicazioni, sia sul piano etico che su quello economico, costituiscono una problematica di non indifferente rilevanza. L’attuale abbandono in cui le persone diversamente abili versano è espressione di una folle danza, temo tutta italiana, di de responsabilizzazione. Enti e Istituzione totalmente impreparati ad occuparsi e preoccuparsi di determinate realtà. Siamo tristemente dominati da una visione del tutto opposta a quella sistemica. Tutto viene iper frammentato, perdendo così l’idea della profonda complessità di cui l’individuo, e poi il gruppo, sono portatori. Gli esseri umani non sono formati da singoli sistemi non comunicanti che operano in dissociazione dagli altri, bensì sono singoli sistemi comunicanti che formano un Sistema, a sua volta poi comunicante, in svariati modi, con i singoli sistemi, animati e posti in essere dagli stessi esseri umani che vivono su questa Terra. Accade così che in una psicotica corsa al risparmio, perpetrandosi un sempre crescente sentimento di de responsabilizzazione, ogni sventurato “bisognoso” di questa presa in carico sia rimandato ad altri, con la mera giustificazione  che il “tal” problema non è prettamente di competenza di quella branca specialistica o di quel dato ufficio comunale. Questo è il normale scenario con cui si trovano a confrontarsi le famiglie ove vi siano pazienti portatori di una neurodiversità o di una malattia rare e/o non diagnosticata. Conseguenza di ciò, oltre un indiretto tentativo di minare ancor più la salute mentale di chi già lotta ben più serie battaglie, è che un disabile viene così costretto ad enormi sforzi economici, di gestione e organizzazione di ogni aspetto della sua vita, quando già, molto spesso, le sue possibilità sono profondamente intaccate. A lui, o alla sua famiglia, quando questi non dovesse trovarsi anche ad affrontare l’agghiacciante realtà della solitudine, resta l’onere di tessere le fila, d’inseguire chi deve delle spiegazioni, di recuperare informazioni, anche attraverso la rete, mezzo che, ad oggi, è anche usato per comunicare attivamente con chi ha precedentemente vissuto la stessa esperienza.

 

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