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Mi son chiesto moltissime volte cosa fosse la salute, e cosa, invece, la malattia. Secondo un semplicistico concetto condiviso sono sano se non sono malato e viceversa, ma nel viaggio della mia vita mi sono accorto che non è assolutamente così, che paradossalmente posso essere sano quando sono malato, e malato quando sono sano.
Questo accade perchè la visione di malattia che ci è stata insegnata proviene da un periodo storico-sociale un tantino oscurantista, a mio avviso, di iperorganicismo, di ipermedicalizzazione, di ipersettorializzazione. Un periodo nel quale ad ogni stato deve essere apposta un’etichetta, che finisce per essere pretesa anche da chi ne diverrà portatore, non fosse altro che per poter accedere a dei diritti che altrimenti non gli spetterebbero, o per potersi identificare con un gruppo. L’indipendenza, quindi, non è molto incentivata…
Che cos’è dunque la salute?

In una visione appunto iperorganicista la salute è l’assenza di un danno che infici un organo, o la psiche. Un danno che uno degli infiniti strumenti di cui oggi la medicina ha a disposizione rintraccerà. Un tumore con una TAC o PET, un’anomala conduzione elettrica cerebrale con un EEG, un rallentamento di messaggio con i PEMM, un’aritmia con un ECG e così via.
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