guerrieri

Essere malati è già una condizione che modifica la vita in modo totalizzante, soprattutto se la malattia è cronica, ma essere malati invisibili è uno “status” che rende l’esistenza un viaggio destabilizzante, un cammino su di una corda sopra un precipizio senza alcuna forma di protezione.
Essere malati invisibili significa scontrarsi continuamente con il sospetto, la derisione, la deresponsabilizzazione, lo scredito, la presa in giro. Significa incontrare medici, il cui lavoro, oltre che sottoposto a un giuramento, dovrebbe essere una missione e in quanto tale scevra di giudizio nei confronti di chi cerca aiuto e aiuto per vivere meglio, che ti guardano dall’alto in basso senza degnarsi di ascoltare la tua voce che racconta il proprio dolore, racconto che innanzitutto dovrebbe essere utile a inquadrare la patologia. Significa essere derisi da gente che nella vita non conosce altro valore se non il giudizio. Significa subire profondi danni emotivi e fisici causati da “terapie” sbagliate. Significa rischiare quotidianamente di finire tra le fauci di una certa psichiatria che sembra ancor più di ogni specialità non essere altro che un cestino ove gettare i pazienti di cui non si comprende la patologia o dei quali la voce risulta essere “imbarazzante”. Significa divenire professionisti della ricerca d’informazioni al fine di aiutare il medico (che odia essere aiutato) nel collage di tutti i pezzi che ci riguardano. Significa diventare abilissimi psicologi. Significa ricostruire le proprie vite sin prima della propria nascita, anche tristemente, per dover dimostrare la Verità. Significa sentirsi dire che si è una “rogna”; che si è ipocondriaci; che non si ha altro da fare; che si vuole sfruttare il tanto amato sistema; che si vuole attaccare la casta. Significa scontrarsi con una realtà che sembra finzione, ma che non potrebbe essere più ferocemente reale. Significa lottare una guerra solitaria e totalizzante contro la malattia, la degenerazione, la paura, l’angoscia, l’abbandono, la corruzione, l’incompetenza, la cecità… Ma significa anche essere profondamente grati per i piccoli gesti, gli aiuti, le indicazioni, gli indizi… sentirsi vincitori quando s’incontra, all’interno di questo sistema, qualcuno che coraggiosamente decide di prendere una posizione semplicemente dalla parte di ciò che è giusto. La gioia che i guerrieri dell’invisibilità sentono quando incontrano un medico di famiglia che si può finalmente definire di fiducia; quando incontrano una psichiatria che non vuole zittire ma aiutare, quando incontrano la presa in carico, quando incontrano l’ascolto senza giudizio, quando incontrano la fine della negazione dell’evidenza è così totalizzante da rendere quasi nullo il vissuto di sofferenza precedentemente vissuto!
Un grazie sincero e di cuore a chi non ha paura di prendere una posizione corretta!

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