Desigual

 

E’ tempo che i genitori insegnino presto ai giovani che nella DIVERSITA’ c’è BELLEZZA e c’è FORZA.
Maya Angelou

 

La Vita mi ha insegnato molte cose. È stata davvero la più Alta e Magnifica scuola che abbia potuto frequentare. Un cammino sconnesso, mai lineare, sempre accidentato, ove immagini, suoni, parole e gesti venivano famelicamente assorbiti e incasellati dal mio cervello. La Vita in verità è qualcosa che solo la minoranza sa’ di star vivendo, il resto delle persone galleggia nella nebbia della falsa certezza e dell’assunzione di fedi incosistenti come realtà assolute per le quali possa anche valer la pena uccidere senza rendersi conto che chi spaccia per vere queste fedi ne trae beneficio a discapito dei fedeli. I pastori hanno certo un ruolo importante, quello di non lasciar disperdere il gregge, di accompagnarlo verso casa dopo averlo fatto sfamare nei migliori pascoli, quello di prendersene cura con la consapevolezza che il proprio ruolo pone ad un gradino più alto, ed è qui che facilmente si supera il confine tra Guida, Maestro e Padrone.
Io inevitabilmente percepisco la diversità come uno specchio davanti al quale se tu vedi me diverso, io vedo te diverso, mi chiedo quindi quale diversità va “controllata”. Va’ controllata la diversità che mestamente accetta il controllo, o va controllata la diversità che aggressivamente lo impone?  Va’ controllata la diversità che s’arroga il diritto di ritenersi “sana”, o va’ controllata quella che dubita della propria “sanità”?  Ciò di cui sono certo è che la diversità è il solo seme in grado di cambiare le sorti di questo mondo. La diversità con la sua totalizzante forza creativa crea divergenza, genera pensiero, stimola domande, spinge all’introspezione e può addirittura farsi rivelatrice di un errato modo di trattarla nel sacrificio della propria essenza.
La diversità viene schiacciata, nascosta, sedata, “normalizzata” in quanto fa paura perchè evidenzia la pochezza di chi lotta per apparire normale, e perchè la nostra è una società centrata sull’apparenza, sul retaggio cattolico, e quindi sulla finzione, generando schizofrenia sociale e di conseguenza “incarcerando” chi questa schizofrenia non la vive essendo semplicemente sè stesso e rivelando poi la menzogna di chi invece vuole professarsi portatore della normalità.

 

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