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Questa mattina mi sono svegliato accaldato, ma sostanzialmente sereno. Negli ultimi giorni un incontro con un medico si era rivelato non dirimente, e come quasi sempre accade, finito nella deresponsabilizzazione nel momento in cui si era accorto che la questione era più complicata di quanto si fosse in un primo momento immaginato. Ora, al di là dell’elevatissima parcella che si era intascato per guardare due esami del sangue e prescriverne degli altri, quello che più mi ha ferito, e la parola non è usata a caso, sono state le parole, contenute tra l’altro in una mail, con cui mi diceva che il problema non era di sua competenza. Devo dire che in questi atteggiamenti noto una certa similitudine comportamentale con quelli degli adolescenti, e non solo, che lasciano i propri partner via sms, o chat: lo stesso tipo di vigliaccheria, di pochezza, di assenza di empatia, di falsità… Ma a questo episodio ne erano seguiti due di molto belli: il mio gastroenterologo che rispondeva subito alla mia mail, proponendo un tentativo per affrontare la problematica che mi aveva spinto (ingenuamente?) dal medico della mail, e la farmacista che si offriva di portarmi a domicilio le medicine! Ora questi due eventi avevano completamente ristabilito l’equilibrio che il primo aveva rotto. Quindi stamane gli occhi si erano aperti e la vista del mondo era stata tendenzialmente piacevole, nonostante le quotidiane preoccupazioni e difficoltà.
Ho fatto due carezze a Nina, il mio cane, e mi sono messo a scorrere Facebook. A catturare la mia attenzione è stato un post pubblicato da un amico psichiatra, persona che stimo molto e di grande intelligenza.

 

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