Intervento al Convegno “La nuova Narrativa Veneta”, 1999, organizzato dall’Univesità degli Studi di Padova e inserito nel testo  “Il “Limes” e la casa degli specchi. La nuova narrativa veneta“, di CHEMOTTI Saveria, Il Poligrafo, Padova 1999, 268 p., 21 cm.

Presentazione di Cesare De Michelis. Una “cartografia letteraria e culturale” della letteratura veneta degli anni 80 e 90 del Novecento, con scritti su Gianfranco Bettin, Pia Fontana, Romolo Bugaro, Massimo Carlotto, Giuliano Caron, Mauro Covacich, Roberto Ferrucci, Marco Franzoso, Giancarlo Marinelli, Marilia Mazzeo, Giulio Mozzi, Tiziano Scarpa, Vitaliano Trevisan, Lello Voce, Simone Battig, Claudio Diaz.

 

lampadine-sito

QUEL CHE IO PENSO

Era un periodo a dir poco schifoso per Cras che passava le sue giornate a bere e a pensare quanto sempre più questo mondo, questa società tendesse al baratro dell’auto distruzione. Quando guardava intorno a sé si rendeva conto che la maggior parte della gente viveva una vita a parte, una vita fascista, nazista, vale a dire incentrata sul proprio ego: fosse economico, abitativo o lavorativo. Tutti erano pronti ad arrampicare sempre più in alto, anche se questo costava il dover buttare giù qualcun altro. Cras non riusciva ad accettare tale modus vivendi, era più forte di lui e per questo si alcolizzava il più possibile; per questo come anche per il sempre più totale fallimento della sua vita. Aveva sedici anni e non riusciva a vivere. A vivere. Aveva sedici anni e non riusciva ad accettare ciò che mediamente lo circondava: ragazzine con la puzza sotto il naso, compagni di classe che vestivano più eleganti di Missoni, professori che non si sforzavano nemmeno minimamente di assolvere al loro ruolo di educatori, genitori con i quali non riusciva a parlare… Si trovava bene solo con quelli che come lui si distruggevano con droghe e alcol, si trovava bene solo con i disadattati, con coloro che nella vita hanno preso solo calci nel culo, con coloro che sono le ombre create dalla luce della ricchezza, del benessere. Amava quel mondo fatto d’espedienti, di resistenza e di stordimento. Amava quel mondo che come lui soffriva e si portava dietro le ferite senza che nessuno minimamente si preoccupasse di lenirgli il dolore. Quotidianamente pensava a queste cose e cercava di comunicarle senza però trovare chi realmente voleva ascoltarle e si domandava il perché di questa media sordità, poi un giorno scoprì un autore di cui s’innamorò follemente: Charles Bukowski.

Si può dire che ebbe una rivelazione alla Carlo Ferrario – noto scenografo dell’800 – che dopo aver visto per la prima volta una scenografia scrisse “Quale incantesimo, che paradiso! Che nuovo mondo era per me quello che passò quella sera davanti ai miei occhi! Credevo d’impazzire […]. Gioivo, piangevo […]. Il giorno dopo non ne potevo più […]. Mi andavo ripetendo: voglio diventare pittore o bene o male, voglio fare dell’arte.”

Finalmente aveva trovato qualcuno intenzionato a vomitare sul muso di tutti, ma soprattutto dei borghesucci, cos’era realmente il mondo e, era questo il bello, lo faceva senza uno spirito missionario o alla Padre Pio, bensì raccontando semplicemente ciò che vedeva o gli accadeva. Eri tu, lettore, che avevi piena facoltà di interpretare il suo messaggio. E Cras lo interpretò, lo capì e lo volle in un certo qual modo seguire. Così gli balenò in mente l’idea di scrivere una storia, forse la sua storia e poi magari tenerla per sé o per gli amici. Cominciò a scrivere e a parlare di tutto ciò che era la vita di un ragazzo di sedici anni che ha difficoltà a vivere in un mondo avido ed egoista. Improntato alla frenesia, alla frenesia di ogni tipo. Un mondo in cui se non sei pienamente in grado di correre sei emarginato e messo al bando, sei destinato a subire la pena che gli altri ti infliggeranno in base alla loro cattiveria. Era un mondo bastardo quello che Cras raccontava, ma è questa la realtà. Quando la sua storia cominciò a prendere forma decise, non senza difficoltà a livello emotivo, di farla leggere a qualcuno che potesse darne un giudizio motivato; così scelse sua zia Bianca con la quale aveva un rapporto molto profondo dato ch’ella passava la sua vita ad aiutare chi era più in difficoltà di lei, e il suo inoltre era un aiuto concreto, amorevole. Questo la rendeva agli occhi di Cras un modello. Bianca quindi lesse ciò che Cras col sentimento aveva scritto e ne fu a tal punto entusiasta che cominciò a parlare di pubblicazione, lei riteneva che il racconto fosse pieno di altruismo, di amore e che potesse essere di aiuto a qualcun altro. Quindi Cras continuò a scrivere non vedendo l’ora di terminare la storia; da quando Bianca l’aveva letta Cras aveva deciso di inserirvi vari elementi di fantasia che dessero al tutto un tocco di romanzo. Così inserì una figura femminile che in certo modo avrebbe incarnato il suo ideale di ragazza, inserì una fuga a Roma, inserì il divenire clochard dei due protagonisti, ma non inventò mai le riflessioni, i pensieri, i dolori e le gioie. In un certo senso era come se Cras fosse in trip: viveva una realtà modificata, ma tutto ciò che sentiva restava ben fermo nel suo “cuore”. E si può, per essere più precisi, dire che Cras viveva un bad trip, anche se però con il passare dei mesi e soprattutto con lo svolgimento della storia ne stava in un certo senso uscendo: si sentiva meglio, più leggero, più pronto a vivere la vita, aveva addirittura cominciato a bere meno. Insomma da gennaio, mese in cui aveva cominciato a scrivere, era cambiato: la scrittura gli era servita da valvola di sfogo, da sacco da pugilato, per così dire. L’idea che questo romanzo fosse pubblicato prendeva corpo sempre più dato l’incitamento di Bianca e di altre persone che lo ritenevano meritevole, così Cras cominciava a pensare a tutto ciò che ne sarebbe seguito. Temeva un po’ l’idea che qualcosa che aveva fatto divenisse di dominio pubblico, temeva insomma il giudizio che ne avrebbe potuto seguire, ma soprattutto temeva che se non fosse piaciuto si sarebbe bruciato una strada che, chi lo sa, sarebbe anche potuta essere percorribile. Arrivò poi il momento di farlo leggere ai suoi genitori. Aveva paura. Aveva paura che soffrissero. Sapeva che avrebbero capito quanti di quegli episodi di ubriachezza e narcotizzazione erano realmente accaduti. Era una paura profonda che però doveva vincere. Così mise in mano loro le sue circa 150 pagine e attese. Attese che i due arrivassero sino alla fine, attese che interpretassero ciò che voleva dire, attese che finissero di piangere nel vedere lo svilupparsi della vita di Samu e Maggy, i due protagonisti. Attese poco tutto sommato e andò bene, anche i suoi ne erano entusiasti e così si cominciò a cercare di capire quali fossero i meccanismi della pubblicazione, del copyright, dell’editing e così via. Si giunse, dopo diversi consulti, a capire che la cosa migliore era creare una casa editrice col solo intento di pubblicare quel titolo. E così fu: nel luglio 1996 uscì Storia di Cras che cominciò a essere distribuito dalla stesso Cras e da sua zia tramite contratti di conto vendita nelle librerie della sua regione e fu mandato a svariati giornali che ne pubblicarono entusiastiche recensioni. Inoltre vinse un premio di narrativa e poesia a Pergamo, Convivio Nazionale Biennale, ed ebbe così la bellissima esperienza di avere il viaggio, il vitto e l’alloggio pagati e di ricevere un assegno di 500.000 £ di premio, oltre che di trovarsi tra moltissime persone che come lui amavano scrivere e raccontare storie di vita. Fu segnalato anche al premio S. Pipal di Atlantide che quell’anno venne vinto da Acquamorta e anche qui si trovò a parlare di ciò che lo aveva spinto a scrivere la sua storia seduto vicino al famoso sociologo e davanti a giornalisti e fotografi. La vita di Cras stava veramente iniziando a prendere una piega diversa, cominciava a essere soddisfatto di ciò che faceva e di come lo stesse facendo. Finalmente aveva conosciuto persone degne di essere chiamate tali. Finalmente il mondo pareva un po’ meno rosso di sangue e un po’ più azzurro di serenità. Così spinto da questa nuova carica decise di ricominciare a scrivere anche se da quando aveva terminato il suo primo romanzo breve era passato solo qualche mese, ma questa volta si dedicò a narrare diverse storie utilizzando il metro del racconto che però non cambiava nelle tematiche, Cras voleva continuare a parlare dei malstampati, per usare un termine contenuto in Storia di Cras. Parlò allora di barboni, tossici, alcolisti e massaie stufe di esserlo che scoprono nella poesia un mezzo di fuga… Nel frattempo però il suo libretto giallo (questo il colore della copertina) continuava a riscuotere un certo interesse e così si susseguirono diverse presentazioni, atte ovviamente a farlo conoscere al pubblico. Cras andò a Triste dove era stato invitato a parlare ad una trasmissione radiofonica di radio Capo Strano, Bella & Bella, condotta dal prof. Ossi, direttore del centro di letteratura giovanile ed editore, con il quale strinse una profonda amicizia. Parlò anche all’Ateneo del Sonno e qui, in un certo senso, si concretò il suo nuovo libro. A presentarlo c’erano il prof. Rosino e il prof. De Angelis, che al termine dell’incontro gli propose un contratto per la pubblicazione dei suoi racconti che già aveva visionato. Pubblicare con Assilio, la casa editrice con più titoli per la sua regione, la casa editrice con migliaia di grandissimi narratori, la casa editrice da tutti conosciuta per l’alto livello culturale che ormai poche altre ancora tengono in considerazione; gli pareva un sogno, non ci poteva credere. Così Cras strinse forte la mano al prof. De Angelis e quella fu la nascita editoriale di Krovesciati, che fu pubblicato nel luglio 1998.

Intanto Storia di Cras aveva colpito un regista che aveva proposto a Cras di trarne insieme un soggetto per realizzarne un film. Cazzo, la vita gli pareva che avesse realmente cominciato a girare come in fondo meritava: aveva tanto sofferto, era stato così profondamente male che ora nessuno poteva negargli di prendersi qualche soddisfazione anche in barba di quelle decine di personaggi che lo avevano sempre e soltanto creduto un povero giovane bevitore, che non avrebbe mai potuto combinare altro se non casini!

Nel giugno ’98 poi ebbe la bellissima esperienza di iniziare a scoprire il mondo della vera editoria, il mondo che ruotava intorno alla Assilio: editor, ufficio stampa, ufficio promozione e così via. Gli fu chiesto di preparare una piccola presentazione, di proporre la foto di copertina, che fu poi quella adottata, di correggere le bozze, ma non come per il libretto giallo bensì in concomitanza con l’editor, dott.ssa Disotto, una persona squisita che lo aveva subito messo a suo agio senza imporgli nulla, ma proponendogli solo. Anche con lei Cras aveva stretto un buon rapporto soprattutto grazie alla sua capacità di essere persona prima di essere colei che può decidere. Krovesciati fu realmente la realizzazione di un sogno. Quando Cras ebbe in mano il libro stampato provò un vero e proprio moto interiore, un vero e proprio orgasmo cerebrale dovuto alla produzione di endorfina che il suo cervello aveva concesso in segno di gioia… Dopo la raccolta di racconti Cras decise di cominciare un altro lavoro che terminò qualche mese fa e di cui fu sommamente soddisfatto, anche e soprattutto perché lo aveva scritto all’età di 18 anni, età che gli permetteva di vedere certe cose in modo più maturo e più approfondito, gli permetteva di scrivere un libro che secondo lui era veramente ben impostato: una storia diramata tra due periodi di tempo diversi, con modi di esprimersi diversi, con modi di pensare diversi, insomma un qualcosa di elaborato e ben costruito, un qualcosa che Cras credeva potesse essere allo stesso tempo utile ai giovani e agli adulti, ai figli e ai genitori. Era molto schietto è vero, ma la schiettezza, credeva aiutasse ad aprire gli occhi. Ora questa sua fatica era stata proposta sempre alla Assilio e Cras attendeva di saper se fosse piaciuta o meno; lui però ci credeva veramente molto.

Comunque Krovesciati aveva permesso a Cras di partecipare nuovamente alla trasmissione di Radio Capo Strano e quindi di ritrovare il prof. Ossi che questa volta gli aveva proposto di scrivere un libro, che sta attualmente scrivendo, per la sua casa editrice, Patatrac, un libro che parlasse di droga, rivolto però ai più giovani; questo ovviamente obbligava a uno scrivere diverso e quindi a una sfida con se stesso. Inoltre, sempre tramite il prof. Ossi era stato invitato a parlare del suo libro a Ctonio, all’estremo opposto del Paese, alla mostra del libro per ragazzi; Krovesciati e la Assilio, si può addirittura dire che gli abbiano dato la possibilità di scoprire un’altra terra, un’altra popolazione: quella meridionale, che per molti aspetti è profondamente migliore della nostra.

Cras da quel famoso gennaio 1996 ad oggi ha subito un profondo cambiamento, un cambiamento radicale e radicato, un cambiamento che per lui ha rappresentato la maturità, il maturare, il divenire adulto e tutto questo è accaduto attraverso lo scrivere, lo sfogarsi. Per Cras la scrittura è servita e serve da psicoterapia aggiuntiva. Certo i momenti di difficoltà sono rimasti, i modi di affrontarli, almeno a volte anche, ma non era qui che Cras cercava di essere diverso, non era in queste cose, ma era nel tentare di non provare più, o almeno non più così spesso, quel dolore profondo che gli causavano la solitudine, il disagio, l’amore, soprattutto l’amore, sentimento così tanto forte da essere il più vivido, ma anche il più omicida, torturatore: ti prende la testa, le budella, le gambe; fa di te ciò che vuole, è un po’ come se dentro si avesse un altro spirito che ci comandasse mettendo in silenzio la nostra vera anima. Cras rispetto all’amore aveva quasi sempre trovato porte chiuse, cioè s’innamorava di chi non lo ricambiava e gli accadeva di essere amato da chi non lo interessava, s’augurava non fosse il suo destino, ma una semplice o complessa combinazione di casi atti a portarlo, single, al giorno in cui avrebbe dovuto incontrare la sua metà aristotelica. Ma lui certo non aveva trovato chiusa solo la porta di Cupido bensì, dopo la pubblicazione del suo libretto giallo, anche quella di Becchini&Castori, Tontadori, Einoudi, Carlos Y Carlos e così via. Chiusure dettate da svariati motivi, quasi tutti definiti “per la nostra politica editoriale”. Cras quando aveva visto cominciare ad arrivare le varie risposte negative si era sentito depresso, un po’ pure deluso, in fondo aveva 16 anni e il fatto che tutti, o meglio la maggior parte dei lettori gli facessero sempre i complimenti, che avesse vinto dei premi, che gli fosse stato proposto di trarne un film – anche se poi non si era riusciti a realizzarlo – ecc. credeva fossero validi motivi per pubblicarlo, ma evidentemente non era così. Probabilmente inoltre metà delle case editrici avevano cestinato il suo libro senza nemmeno leggerlo. Ma questa era la vita, questo il gioco e o s’imparava a starci o si doveva optare per uscirne e mantenere il tutto come un bel ricordo. Un bel ricordo costituito dall’esperienza, dai complimenti e dalle critiche. Un bel ricordo, che lievitava di bellezza quando Cras pensava a quelle mamme che o per telefono o di persona gli avevano detto:<<Grazie, grazie per avermi aiutato a capire mio figlio, il mondo in cui vive>>. Un bel ricordo, no?! O, speriamo, una bella strada da percorrere.

Grazie e arrivederci.

Venezia, 13 maggio 1999

Annunci