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La vita è davvero un viaggio molto strano formato da numerosi viaggi più piccoli che sono inevitabilmente destinati ad aprirsi e chiudersi per consentire di affrontare quello successivo, con il bagaglio di esperienze e di consapevolezza che il precedente ci ha regalato. Ogni cerchio la cui chiusura venga ostacolata fa’ sì che l’esperienza successiva sia affrontata prigionieri delle esperienze non risolte precedentemente. Più a lungo si ritarda la chiusura di un cerchio e più tempo verrà sprecato nell’inutile convinzione di star vivendo la vita che si vorrebbe, o che ci spetta, quando la verità è invece che si sta solo fuggendo o procrastinando l’inevitabile incontro con le proprie paure.

Il primo cerchio si aspre con quel magico evento che è la nascita, con il contatto con la propria madre e col proprio padre, magari con i fratelli e il resto della famiglia, che servirà a instillare nel bimbo quella primitiva sicurezza che nel corso della vita poi andrà rafforzandosi consci di quali siano le proprie origini. Conoscere le proprie origini consente di rispondere almeno in parte alle molte domande che durante la crescita qualunque persona si pone: a chi somiglio di più? Da chi ho preso questa particolarità? Chi mi ha trasmesso il gene di questa malattia? Come è andata la gravidanza? Come sono stato concepito? … Ottenere risposte a queste domande permette di chiudere il cerchio dell’infanzia per passare gradualmente a quella fase tipica dell’adolescenza in cui ci si scopre, e a volte ci si rifiuta, per costruirsi. Non ottenere risposte a tutte queste domande inevitabilmente obbliga a cercare di andare avanti nell’incertezza, costringe a presumere, presumendo spesso male, oltre che a convivere con quei sentimenti cannibali che sono l’inadeguatezza, l’abbandono e il senso di colpa. Se poi a tutto l’aspetto emotivo e psicologico si aggiunge la presenza di problematiche organiche non facilmente etichettabili, magari pure imbarazzanti perché ti rendono diverso o strano agli occhi degli altri, in una società dove l’apparire sembra contare molto più dell’essere, allora diventa davvero molto difficile gestire il vuoto che consegue all’assenza di queste risposte. Si deve anche aggiungere come una famiglia che accolga al suo interno un bimbo figlio di altri, e che debba affrontare una diversità causata verosimilmente da un comportamento errato della madre naturale, possa vivere anche con vergogna questi aspetti e magari, senza volere, fingere di non vederli o magari relegarli ad una mera quanto facilmente percorribile ipotesi psichiatrica che in qualche modo finisce col deresponsabilizzarli.

 

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