psike

 

L’amore è il più nobile e vigliacco dei sentimenti, può condurti a gioire dei colori e dei profumi di un enorme prato fiorito di felicità o ingabbiarti nella più tetra delle prigionie senza termine, quella del dolore per la fine di un amore. Quando si è innamorati si percepisce il mondo come un semplice giocattolo del quale si ha piena padronanza, ma al contrario quando termina si viene affossati da una prostrazione mai conosciuta e profondamente duratura. L’amore colpisce ad ogni età e non è vero che più esperienza esenti dall’esserne contagiati. Certo ogni persona ha un proprio carattere spesso indotto dalla famiglia che ha manipolato il proprio figlio attraverso il proprio modo di essere, nel bene e nel male. Molto spesso ci si comporta con i reciproci amanti così come nostra madre o nostro padre si sono comportai con noi, è un modello acquisito. Quindi esiste chi affronta meglio le crisi e chi nei è più vittima, chi sa di piacere e chi crede che non piacerà mai, chi lascia e chi è lasciato. Sia un atteggiamento che l’altro possono diventare patologici e segnare la vita di un individuo fino a che non riesca a saldare le falle della propria emotività. Inoltre c’è una teoria che sostiene che ciò che avvicina due persone, oltre ad una valutazione estetica e comportamentale,  sia la profusione di odori che si percepiscono inconsciamente e che attraggono. Credo che si tratti anche di energie latenti che scontrandosi si fondono o si ritraggono. Per questo certe  donne incontrano sempre lo stesso tipo di uomo o certi uomini solo donne con problemi conciliabili ai loro; ed ecco che la forza e la debolezza entrano in gioco perché spesso l’uno necessita di una figura forte e l’altra di qualcuno da sottomettere. Quindi l’amore vero non esiste, non esiste un amore puro, scremato di queste interferenze, ci può solo essere una tendenza all’amore, ma non il suo compimento.

Ne sono esempio questa coppia, Beppe e Sara che dopo un primo rapporto di un anno si sono lasciati. Lei ha lasciato lui; questo è importante. Durante la loro relazione Beppe aveva frequentato uno psichiatra a causa delle sue insicurezza e del rapporto con la sua famiglia e poco dopo aveva cominciato ad andarci anche Sara con la scusa di capire meglio Beppe, ma in verità per capire meglio sé stessa. Terminata la loro storia Beppe aveva cominciato nuovamente a bere e aveva abbandonato la terapia mentre Sara aveva proseguito. Erano trascorsi quasi sei mesi e Beppe non aveva smesso un solo attimo di credere che sarebbero tornati insieme e così le scriveva, la chiamava, parlavano un sacco di tempo, ma nonostante un apparente reciprocità Sara continuava a rifiutarlo sostenendo che l’amore, quello con la A maiuscola, era terminato e che poteva esistere esclusivamente una bella amicizia. Ma quale fottuta amicizia, Beppe non intendeva essere amico della donna con cui era andato a letto per un anno, lui la voleva come compagna e così continuò nel suo intento. Una sera Sara lo invitò a cena a casa sua e come dessert gli si concesse del tutto inaspettatamente, fecero l’amore e Beppe credette di essere in paradiso. Si lasciarono andare come due lievi entità ad un contatto astrale, in cui la ragione e l’essere cedettero il passo al piacere e alla compartecipazione silente di due anime orfane che cercano esclusivamente un po’ di pace nel proprio percorso. La gioia di un amore ritrovato se possibile è più grande di un amore appena nato. Le chiese un paio di volte il perché di questo “cedimento” ma vedendo che evitava di rispondere decise di fregarsene; l’importante era che fosse tornata e che gli avesse dimostrato senza ombra di dubbio la sua passione.

Lei, nuda, era distesa verso il muro e lui seguiva il contorno del suo corpo, un ventilatore faceva girare l’aria, ma non cancellava quell’odore d’amore che impregnava il letto e i loro corpi. Beppe emanava  felicità allo stato puro, si sentiva completo, ora, non c’era più nulla che potesse fermarlo. Sara era silenziosa e lui preferì non disturbarla lasciando che la notte cogliesse entrambi.
L’indomani mattina Beppe aprì lentamente gli occhi quasi temendo di aver sognato, ma si accorse di essere a casa di Sara – era tutto vero allora! -pur non essendo lei a letto; dalla cucina sentì provenire dei rumori così si alzò e la raggiunse.

–        Ciao amore, come hai dormito? – fu il buon giorno di Beppe

–        Bene, grazie, e tu? – la risposta

–        Anch’io. Sono felicissimo di ciò che è accaduto, che sta accadendo… – ribatté un po’ impacciato Beppe

–        A proposto di questo siediti un attimo che devo dirti una cosa!  – lo invitò Sara

–        Cosa c’è? – chiese con tono preoccupato

–        Non so come iniziare… mmmm… ti ricordi Carlos, lo psichiatra? – attese la risposta positiva – ecco vedi, … mentre eravamo ancora insieme io e te, … ma non per colpa mia, … ci sono andata a letto… per diversi mesi… più volte a settimana… mi dispiace… ma lui mi diceva che dovevo farlo per te…- s’interruppe Sara sorridendo

Beppe cominciò a piangere, era la sola cosa che gli riuscisse di fare in quel momento, non un pianto a dirotto, ma sommesso, umiliato, schifato; il suo cervello andava a mille, fra cose che ora diventavano chiare e che prima erano state sempre giustificate addirittura convincendo sé stesso che il problema di certe supposizioni, illazioni fosse sempre lui, la sua gelosia insicura o gelosa insicurezza, ciò che Carlos definiva sempre “possesso”, ora era chiaro il gioco di questo vecchio scaltro,  ora era tutto chiaro, perfettamente, indicibilmente chiaro. Fra sensi di colpa che avevano instillato in lui per proseguire il loro squamoso gioco “d’amore”, tra tutte le umiliazioni che aveva silenziosamente subito come un cucciolo maltrattato pur di cercare di capire, pur di non apparire possessivo, pur di esser gentile, pur di lasciare a Sara lo spazio di cui sosteneva aver così profondamente necessità.
E adesso?
Quale scelta compiere tra il rispetto di sé stessi senza “amore” e la sottomissione più totale, ma con una compagna?
Sapeva cosa avrebbe dovuto fare, lo sapeva benissimo! Ma non sarebbe stato quello che avrebbe fatto, non poteva, non ce la faceva, era più forte di lui, al pari di un bimbo che venga distaccato dalla madre alcoolista, preferirebbe sempre la madre anche se a suo totale discapito.
Avrebbe dimenticato, diceva dentro di sé seduto su quella sedia di legno grezzo e con i gomiti appoggiati sul tavolo. Avrebbe fatto finta che non fosse successo nulla. Poteva farcela, sì, ne era certo, in fondo avrebbe solo dovuto continuare a comportarsi come prima, come un vecchio servizio di piatti che è sempre disponibile, ma non viene mai usato preferendo addirittura i piatti di plastica.
Meglio umiliati, usati, buttati che soli, l’abbandono lo avrebbe ucciso terminando il lavoro che questa porcheria aveva iniziato, o almeno ciò era quel che credeva Beppe. Si rendeva conto che così facendo avrebbe dato ogni arma in pugno a Sara, se già non lo aveva fatto…

–        Io ti amo Sara e non voglio perderti! Andiamo avanti! – si denigrò completamente guardando la “compagna “ negli occhi mentre dal suo volto ancora scendeva qualche lacrima. Quella cucina era divenuta in men che non si dica l’obitorio dell’amore dove un affranto parente non riesce a riconoscere il cadavere che ha di fronte tanto il desiderio che la tragedia non sia accaduta.

–        Va bene! D’altronde Beppe, lo sai, non è stata colpa mia…! – disse priva del minimo contegno Sara che oramai sapeva bene di quali armi fosse in possesso… non poteva andarle meglio; come se gli Hezzbollah di colpo avessero avuto una potenza di fuoco pari ad Israele.

–        Lo so… è stata tutta colpa di quel vecchio bastardo… è come se ti avesse violentata, ma vedrai che gliela farò pagare cara e noi finalmente saremo felici insieme!– fu l’ultimo brandello di volontà a volare nel cielo cupo della vita reale dove è tutto più difficile di ciò che appare.
Beppe non immaginava nemmeno lontanamente quanto avrebbe dovuto soffrire ancora a causa di quella ragazza che in lui fondamentalmente aveva trovato un perfetto strumento di emancipazione dal mondo di ragazzina a quello di donna. Quando grazie a lui riuscì a lasciare Carlos fu anche la fine, nuovamente momentanea, del loro rapporto. Beppe era esclusivamente un attrezzo che si prende quando serve e si ripone quando non serve più, ma soprattutto che non avanza richieste di precedenza o proprietà! Purtroppo i traumi dovuti a una situazione di questo genere tendono a sedimentarsi nell’animo e far sì che tutte le storie a venire siano vissute con freni, preconcetti, convinzioni assolutamente negativi che possono divenire strumento stesso di repressione di un nuovo amore.
E’ come per la costruzione di una casa, se si comincia a sbagliare dalle fondamenta si può essere certi che ci saranno molte dimenticanze in tutta la costruzione. E’ davvero difficile vivere, le sofferenze sono tante e probabilmente maggiori delle gioie, ma la sola cosa che può renderle utili è far sì che ci aiutino ad aprire gli occhi sulle cose. Sia Beppe che Sara hanno di fronte una lunga vita e per entrambi il peso di questa esperienza sarà quasi insostenibile, ma potranno uscirne più saggi, più disponibili, meno convinti di sé stessi. Perché Sara probabilmente crederà di essere la vincitrice, ma a me non sembra affatto…. Per quanto è triste che una relazione cominci ad acquisire i lineamenti di una competizione e lo è ancor più quando ciò accade da un solo versante. L’amore – o forse quel che viene spacciato come tale… – è quel sentimento capace al contempo di dare la vita e di spingere a togliersela!

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